Archivi categoria: Secondi di carne

Coniglio {ruspante} in porchetta, cotto nel forno a legna

coniglio in porchetta(scroll down for english version)

Ancora lui, il finocchietto selvatico. Dopo aver profumato la zuppetta di fregola, vongole e carciofi, oggi va ad arricchire, rendendolo unico, il sapore questo piatto espressione della cucina rurale delle mie adorate Marche.

Un piatto che mi rappresenta e che entrerebbe di diritto nella lista dei miei top 5 insieme alla crescia sfojata.

Un piatto che sa di campagna, di sapori autentici e genuini, di quell’arte di arrangiarsi tra i fornelli con il poco a disposizione che è stato il leit-motiv della cucina delle nostre nonne.

coniglio in porchetta 7

Coniglio rigorosamente ruspante, allevato nell’aia intorno casa e nutrito con l’erba tagliata col maraccio nei campi, dalle donne o dagli anziani. Un generoso e succulento ripieno preparato in passato con la carne del maiale (anch’esso di casa) macellato all’inizio dell’inverno (bistecche, salsicce e prosciutto), oggi alleggerito e rivisitato. Vino bianco, aglio e finocchietto selvatico, raccolto nelle bordure intorno casa, per insaporire una carne bianca e quasi priva di grassi.

coniglio in porchetta 6

coniglio in porchetta 4

La differenza la fa il forno a legna! Ho provato diverse volte a cuocerlo nel forno tradizionale ma non c’è paragone…solo con il calore sprigionato dalla legna la pelle, bagnata più volte con il vino, diventa croccante (il che sembrerebbe impossibile da una carne così magra) fino ad assomigliare a quella della famosa porchetta di maiale umbro-laziale.

Questa volta maestra dei fornelli è stata mia suocera che ha acceso il forno con le fascine ed una volta giunto a temperatura (riconoscibile dal colore bianco che assume la sua volta) l’ha  pulito con una fronda di foglie di carciofo ed ha infornato coniglio e pizze di formaggio. Non avendo spazio per infornare una (generosa) teglia di patate, ho accompagnato il coniglio con le fave dell’orto, sgusciate e cotte in padella per pochi minuti con uno scalogno.

Il vinello del suocero e dei panini con lievito madre sfornati il giorno prima hanno fatto da accompagnamento alla nostra cena.

coniglio in porchetta 5

CONIGLIO IN PORCHETTA DI CASA MIA (per 6-8 persone)

  • un coniglio ruspante
  • olio extravergine
  • 3-4 spicchi d’aglio
  • vino bianco secco
  • 1 fettina di prosciutto di Parma (tagliata spessa 3-4 mm)
  • 1 salsiccia fresca
  • 3 fettine di polpa di maiale scelta
  • un mazzetto di finocchietto selvatico
  • fave
  • scalogno

Pulite il coniglio rimuovendo eventuali pezzi di grasso ed aprite lo sterno (perché lì dovrà andare il ripieno) mantenendo però unita la parte superiore. Mettete il coniglio a bagno in acqua e aceto per almeno un’ora, dopodiché sciacquatelo sotto l’acqua corrente, scolatelo ed asciugatelo con un telo pulito.

In un pentolino fate riscaldare dell’olio extravergine, unite gli spicchi d’aglio in camicia, la salsiccia spellata e spezzata, la carne ed il prosciutto tagliato a listarelle ed abbondante finocchietto (sia stelo che barbe) tagliato in piccoli pezzi. Fate andare a fuoco vivace per qualche minuto fino a quando il tutto risulterà ben dorato. Se necessario unite poca acqua. Salate e pepate. Rimuovete gli spicchi d’aglio (oppure tritateli finemente).

Trasferite il coniglio in una pirofila ovale salatelo, praticate dei tagli nelle gambe e lungo il dorso nei quali inserirete sale ed olio; riempite lo sterno con il ripieno richiudendo quindi i due lembi di pelle con 6-7 stecchini. Massaggiate con il restante ripieno tutto il coniglio ed irrorate con altro olio. Lasciate insaporire per 8-10 ore.

Accendete il forno (quello tradizionale a 220° C) ed una volta giunto a temperatura inserite la teglia con il coniglio. Irrorate con vino bianco e fate cuocere per 2-1/2 – 3 ore fino a quando la carne risulterà morbida (fate la prova con una forchetta). Durante la cottura raccogliete il liquido e riversatelo sul coniglio per ammorbidire le carne e formare la crosticina.

Servite tagliato a pezzi con fave fresche sgusciate e spellate e cotte in un padellino con dello scalogno (oppure con le classiche patate).

coniglio in porchetta 2

MY MOTHER IN LAW’s RABBIT IN PORCHETTA cooked in woodfired oven(serves 6-8)

  •  1 skinned and cleaned rabbit (homegrown)
  • extravirgin olive oil
  • 3-4 cloves garlic
  • dry white wine
  • 1  3-4mm thick slice prosciutto di Parma ham
  • 1 fresh sausage peeled and cut into small chunks
  • 400 gr lean cut of pig meat  (loin or shoulder) cut into small chunks
  • 6-7 sprigs wild fennel, chopped
  • fresh fava beans
  • 1 shallot

Clean rabbit by removing any pieces of fat and open the sternum. Soak rabbit in water and vinegar for at least a hour, then rinse under cold water and pat dry with a clean cloth.

In a small saucepan, heat extravirgin olive oil, add 2-3 cloves of garlic, sausage, meat, ham and plenty of fennel (both sticks and leaves). Stir-fry over a high heat for a few minutes until golden brown. Season with salt and pepper to taste and remove the cloves of garlic (or chop finely).

Transfer rabbit in a oval baking dish add saltmake some cuts in the legs and along the back in which you will insert salt and oil; open up the rabbit and spread the mixture in the cavity before overlapping the two flaps of skin and closing with 6-7 toothpicks. Rub skin with the remaining stuffing and drizzle generously with oil. Leave to marinate for 8-10 hours.

Preheat the oven (traditional 220° C). Drizzle rabbit with white wine and bake for 2-1/2 – 3 hours until the meat will be cooked through (you might do a test with a fork). During cooking, pick up the liquid and pour over the rabbit to soften the meat and form a delicious crunchy skin.

Cut rabbit into pieces and serve with fresh fava beans, shelled and peeled and cooked in a pan with a shallot (or with classic roasted potatoes).

***

“Con questa ricetta, partecipo al contest : “La Cucina Italiana nel Mondo verso l’Expo 2015″, organizzato da Le Bloggalline, in collaborazione con INformaCIBO.

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La coratella d’agnello (della mia mamma) per l’MtChallenge #38

coratella

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Ci sono ricette che dividono. Come questa.

Se c’è un piatto che non mangerei nemmeno sotto tortura è quello che vedete nella foto…però….al maritino piace (e assai) e per farlo contento mi tocca chiedere alla mamma o alla suocera di prepararlo, normalmente a ridosso della Pasqua, per poi farlo magicamente apparire sulla nostra tavola.

Se il nome coratella non vi suggerisce nulla vi dico che sono interiora di agnello (polmone, cuore, fegato, rognone) stufate in padella e condite con tanta cipolla e pomodoro nel mio caso oppure con un battuto di uovo nella tipica versione marchigiana. In realtà ogni regione del centro Italia rivendica la sua ricetta un po’ come per la pizza di formaggio con la quale (dicono) si accompagnino perfettamente.

Le interiora e frattaglie costituiscono quello che a Roma viene definito ‘quinto quarto’ perchè di fatto è ciò che avanza dai tagli della macellazione, detti anche quarti.  Avete mai sentito parlare di coda alla vaccinara, animelle fritte, pajata, trippa? Beh siamo in questo universo gastronomico alquanto insolito e, ciò nonostante, ricco di estimatori.

Cristiana di Beuf à la mode, la vincitrice di marzo dell’MtChallenge, questo mese ci ha voluto mettere alla prova proprio con il quinto quarto a lei tanto caro e che descrive con queste parole…

FOTORICETTAPenso alle donne, alle mogli degli scortichini o dei vaccinari, che invece di ricevere una vera busta paga si ritrovavano con involti zeppi di orecchie, code, musetti, intestini e zampetti…voi cosa avreste fatto? Fossi stata al posto loro probabilmente avrei lanciato un urlo e gettato tutto in faccia al consorte! Fortunatamente necessità fa virtù e quelli che potevano essere considerati scarti si trasformarono in piatti articolati e apprezzati. Ricette in cui si ritrovano tante storie, tanti vissuti, ricette che racchiudono la magia della mia città, città abituata ad accogliere e a rubare il meglio da chi vi transita.
Il quinto quarto per me racchiude tutto questo: la sapienza femminile nella capacità di rendere appetitoso ciò che viene considerato scarto, rispetto (e qui verrà giù il mondo) per l’animale: nel momento in cui decido di cibarmene non butto via nulla, lo spezzare la catena che ci porta a mangiare sempre le stesse cose…

Il mese scorso ho dovuto rinunciare alla prova soufflè per troppi impegni…questo, sono stata seriamente tentata di bissare l’assenza poi ho cercato un po’ di coraggio.

Coraggio che è praticamente svanito appena avanti il reparto macelleria del supermercato. Non ce l’ho fatta a comprare quell’agnellino con tutte le sue interiora ed allora ho chiesto alla mia mamma se poteva cucinarmele lei. Detto, fatto. Me la son vista arrivare con una ciotolina che, dopo una piccolissima variazione (e qualche foto), è diventata la cena di mio marito.

Ho voluto infatti azzardare mescolandola con dei cubetti di feta prima di riscaldarla ben benino. La mamma mi fa ‘E’ un po’ dolce per via del pomodoro e delle cipolle…tante…che ho messo’ ed allora io, senza assaggiarla s’intende, ho pensato di smorzare la sua dolcezza con la nota sapida della feta, che con il calore del fuoco si ammorbidisce leggermente.

E’ stato un piacere vedere mio marito fare la scarpetta con le focaccine alla feta e semi di finocchio (con lievito madre) che avevo preparato nel primo pomeriggio e riscaldato subito prima di sederci a tavola. Magari vi racconto la loro storia un’altra volta…

CORATELLA D’AGNELLO DELLA MIA MAMMA (per 3/4 persone)

  • una coratella di agnello (abbacchio) di 700/800 gr
  • 3 cipolle
  • passata di pomodoro
  • olio extravergine di oliva
  • peperoncino
  • 1 spicchio di aglio
  • un bicchiere di vino bianco secco
  • paprika dolce
  • 30-40 gr di feta

Lavate la coratella in acqua corrente e poi tamponatela con un panno da cucina, tagliate a pezzi i vari organi che la compongono, tenendoli però separati.

Portate ad ebollizione dell’acqua in un pentolino e versateci il polmone; spegnete subito il fuoco e lasciatelo a bagno per 5-6 minuti dopodiché scolatelo (questo passaggio serve per farlo restare duro).

Tagliate sottilmente le cipolle e soffriggetele in una padella capiente nell’olio extravergine insieme ad uno spicchio di aglio. Appena saranno leggermente rosolate aggiungetevi i pezzi di coratella, avendo cura di iniziare con il polmone poi dopo qualche minuto il cuore, eventuali budelli e per ultimo il fegato e la milza.

Salate, pepate e sfumate con del vino bianco secco. Quando sarà evaporato unite la passata di pomodoro e la paprika. Ultimate la cottura (ci vorranno in tutto 45 minuti circa) a padella coperta unendo la feta poco prima di spegnere il fuoco.

Servite calda con del pane per l’irrinunciabile scarpetta.

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MY MUM’S LAMB CORATELLA (OFFAL) (serves 3/4 people)

  • 700/800 gr young lamb offal (liver, kidney, lungs, heart)
  • 3 onions
  • tomato sauce
  • extravirgin olive oil
  • chilly
  • 1 clove garlic
  • glass of dry white wine
  • paprika
  • 30-40 gr feta cheese

Wash the offal in running water then dab it with a kitchen towel, cut into pieces the various organs, keeping them separate.

In a small pot bring water to a boil and pour in the lungs; turn off immediately the heat and leave to soak for 5-6 minutes then drain (this step is needed to harden the lung).

Cut finely the onions and sauté in a large skillet in olive oil along with a clove of garlic. When they turn lightly brown add the pieces of offal, taking care to start with the lung then adding after a few minutes the heart, casings and finally the liver and spleen.

Season to taste with salt and pepper and pour in the white wine. When evaporated, add the tomato sauce and the paprika. Finish cooking in covered pan (it will take around 45 minutes) adding the feta cheese during the last minutes.

Serve hot with bread and enjoy scarpetta (which means moping up the sauce from the plate with a piece of bread).

Coniglio {ruspante} glassato al miele con pere broccoline

coniglio glassato al miele con pere broccoline

(scroll down for english version)

E queste? Fa mio marito scovando queste pere mignon nella fruttiera tra kiwi e mandarini.

Pere broccoline! Rispondo io. Le ho comprate stamattina al biologico e crescono senza saperlo a pochi chilometri da casa nostra.

Delle sconosciute fino a quel momento, a me ma credo anche a molti di voi tanto da meritare l’appellativo di frutto dimenticato. Scopro che sono cugine delle più note pere volpine, alla quale il vicino borgo medioevale di Brisighella dedica nel mese di novembre una sagra, dalle quali si distinguono per la loro forma a fiaschietto.

Chissà perché questo nome buffo! Forse perché la loro polpa è soda e croccante come quella di un broccolo tanto da essere consumate cotte (potete anche provare a morderle ma rischiate di lasciarci un dente come ho fatto io).

Ed ora come le mangiamo? La prima idea che mi balza in testa è di cuocerle nel vino rosso e di servirle con un fumante zabaione, poi però realizzo che ieri sera è stato il frittata-day pertanto meglio evitare le uova.

Mi viene in mente che devo cuocere il coniglio che la suocera mi ha mandato e che voglio glassarlo con il miele che ci ha regalato il nostro amico Angelo…perché non aggiungere la frutta alla carne? Finiscono così nel tegame, giusto pochi minuti prima di spegnere il fuoco, il tempo strettamente necessario per colorire e perdere un po’ della loro croccantezza.

coniglio glassato al miele con pere broccoline

CONIGLIO RUSPANTE GLASSATO AL MIELE CON PERE BROCCOLINE (per 5-6 persone)

  • un coniglio (di casa mia)
  • uno spicchio d’aglio
  • olio extravergine d’oliva
  • un bicchierino di armagnac (o vino bianco)
  • acqua calda q.b.
  • sale
  • un cucchiaio colmo di miele
  • bacche di pepe rosa
  • 3 pere broccoline

Lavate il coniglio e tagliatelo a pezzi.

In un largo tegame riscaldate l’olio e unite lo spicchio d’aglio. Unite il coniglio e fatelo rosolare bene su tutti i lati. Versate l’armagnac e fare andare ancora per qualche minuto fino a quando sarà completamente evaporato.

Regolate di sale ed unite un po’ di acqua calda. Coprite e fate cuocere per un’ora (a me il coniglio piace tenero) unendo all’occorrenza dell’altra acqua. Cinque minuti prima del termine della cottura aggiungete il miele e le pere tagliate a spicchi. Fate andare fino a quando la carne e la frutta saranno lucide e ben colorite.

Unite delle bacche di pepe rosa.

Trasferite su un piatto e servite ancora caldo con un purè di patate o con altro contorno caldo di verdure.

coniglio glassato al miele con pere broccoline

HONEY GLAZED STEWED HOME-GROWN RABBIT WITH BROCCOLINE PEARS (serving 5-6)

  • a rabbit (preferably home-grown)
  • a clove of garlic
  • extravirgin olive oil
  • Armagnac (a small glass) or white wine
  • warm water
  • salt
  • a heaping teaspoon of honey
  • red peppercorn
  • 3 broccoline pears (or of any other variety with hard and crunchy flesh)

Wash rabbit and cut into 8-10 serving parts.

In a large sauté-pan heat a few tablespoons of oil and add the garlic. Accomodate rabbit pieces and brown on all sides. Pour in the Armagnac and cook for 2-3 minutes until alcool will be evaporated.

Season with salt and add warm water. Cover with a lid and cook for an hour until the rabbit is fork-tender, adding now and then some more water. Sprinkle over the honey and add pears cut into slices. Stir and cook for 5 minutes until rabbit and pears are glazed and turned brown.

Add red peppercorn.

Transfer on a serving plate and eat straight away with mashed potatoes or a veg side dish.

Vitel tonné alla piemontese

vitel tonné alla piemontese

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Dopo il crumble di albicocche alla lavanda e i maltagliati integrali alle zucchine ed i loro fiori, pistacchi e caciocavallo, oggi concludiamo il menù di domenica scorsa con il vitel tonné.

Non amo particolarmente la carne (ma devo portarla in tavola per i miei due ometti) e quando mi ritrovo a cucinarla prediligo sempre piatti semplici e veloci.

Ho scelto il vitel tonné perché va servito freddo (ed è dunque perfetto con la calura di questi giorni), può essere preparato in anticipo (anzi va fatto per tempo in modo che la carne possa insaporirsi bene bene) e perché non richiede grosse abilità.

E’ stato praticamente spazzolato dai commensali, sbalorditi soprattutto dalla bontà della salsina. A me non sembrava di aver fatto un miracolo! Tutto ad occhio…però ora mi sto chiedendo se saranno stati i tuorli sodi con i quali ho fatto la maionese! O l’aceto di mele barricato che ho utilizzato al posto del classico limone!

La qualità delle foto è così, così ma i commensali reclamavano il piatto in tavola ed ho fatto due scatti al vooolo!

Per oggi è tutto…noi si fa una scappatella al mare a pastrocchiare con la sabbia.

p.s.: vi state dando da fare vero per copiare tante mie ricettine per il Recipe-tionist di Luglio? vi ricordo che avete tempo fino al 25 del mese…colei (o colui) che riuscirà a stregarmi con la rivisitazione di una mia ricetta diventerà il nuovo recipe-tionist e vedrà tanti vicini di blog curiosare nella propria cucina!!!

vitel tonné alla piemontese

VITEL TONNE’ ALLA PIEMONTESE (per 5-6 persone)

per la carne:

  • magatello di vitello da 800 gr circa
  • una piccola carota
  • una piccola cipolla
  • un pezzetto di sedano
  • 100 ml di vino bianco secco
  • uno spicchio d’aglio
  • olio extravergine di oliva
  • sale, pepe

per la salsa:

  • 2 tuorli sodi
  • un cucchiaio di aceto di mele
  • 200 gr di tonno sott’olio sgocciolato
  • 3-4 acciughe sott’olio
  • un cucchiaio di capperi sotto sale
  • sale, pepe

Cuocete la carne. In una casseruola scaldate 5-6 cucchiai di olio, unite la carne e fatela rosolare su tutti i lati. Aggiungete l’aglio in camicia (schiacciato ma non sbucciato), salate, pepate e bagnate con il vino ed un bicchiere di acqua calda.

Tritate sedano, carota e cipolla ed unite alla carne.

Versate in una pirofila e cuocete in forno già caldo a 160° C per 45 minuti circa. Trascorso questo tempo, togliete la carne dalla pirofila e mettetela in un piatto. Versate il sugo rimasto in un colino a maglie fitte e filtrate, raccogliendo il fondo di cottura in una ciotola.

Preparate la salsa. Nel bicchiere di un minipimer sbriciolate i tuorli ed unite l’aceto di mele; incorporate a filo l’olio azionando il frullatore (in alternativa potete utilizzare una frusta) fino a quando il tutto risulterà ben montato ed avrà l’aspetto di una maionese.

Tritate il tonno con le acciughe ed i capperi precedentemente dissalati.

Aggiungete il mix di tonno alla salsa all’uovo fino ad ottenere una crema omogenea (se necessario diluitela con un po’ del fondo di cottura della carne filtrato) e vellutata. Regolate se necessario di sale e pepe.

Tagliate la carne a fettine sottili (con un’affettatrice o un coltello elettrico) e disponetele su un piatto da portata leggermente accavallate. Nappate con la salsa e mettete in frigo almeno due ore prima del servizio. Togliete dal frigorifero 15 minuti prima di servire in tavola.

COLD VEAL WITH TUNA AND CAPERS SAUCE (serving 5-6)

for the veal:

  • 800 gr veal
  • small carrot
  • small onion
  • 1 small stalk celery
  • 100 ml dry white wine
  • 1 garlic clove (unpeeled)
  • extravirgin olive oil
  • salt, pepper

per la salsa:

  • 2 boiled eggs (only yolks)
  • 1 tablespoon apple vinegar aged in barrique
  • 200 gr tuna in oil (drained)
  • 3-4 anchovy fillets in oil
  • 1 tablespoond capers in salt, washed and drained
  • salt, pepper

Preheat the oven to 320° F.

For  the meat:  in a deep pot heat 5-6 tablespoons of oil, add the meat e cook on all sides until golden brown. Add the unpeeled garlic clove, salt and pepper to taste then pour in wine and a glass of warm water.

Chop celery, carrot and onion and add to the pot with the meat.

Transfer to a baking pan and cook in the oven for 45 minutes. After this time, remove from the oven, set aside in a plate and allow meat to completely cool. Strain the pouching liquid in a bowl using a colander.

For the sauce. In the bowl of an electric mixer wisk together the boiled egg yolks and the apple vinegar; pulse lightly and add oil a few drops at a time (you might use instead a whisk) until the liquid start to thicken and lighten a bit.

Drain tuna and put into a food processor with anchovies and capers. Combine with the mayonnaise until you obtain a rich and creamy sauce (moist eventually with some of the strained pouching liquid).

Cut the meat into thin slices and put in a plate slightly overlapped. Cover the meat with sauce. Refrigerate, covered with plastic wrap, for at least 2 hours to allow flavours to develop.

Remove from the refrigerator at least 15 minutes prior to serving.

Visto l’enorme successo mi è stato chiesto di rifare la salsina una paio di settimane dopo …questa volta ho utilizzato aceto di vino bianco ed olio extravergine di oliva ed il risultato è stato ugualmente eccellente.

Pizza di carne…aiuto, un ladro di pomodorini!

pizza di carne 016

Tutto ciò che di commestibile è alla sua altezza rischia di sparire senza che neanche ve ne accorgiate.

Qui però ho colto il piccolo ladro di pomodorini in flagranza di reato (anche se, a dirla tutta, eravamo già al secondo colpo nel giro di mezz’ora…se scorrete sotto, vedete infatti un altro scatto fulmineo della cuoca prima che l’agile manina riesca ad afferrare una stellina di formaggio).

Abbiamo sempre avuto un gran appetito. E, da quando al nido abbiamo scoperto precocemente la pizza (margherita),  ci siamo accorti di esserne pazzamente innamorati (e per fortuna amore della mamma perché il babbo ed io ne andiamo matti e tu non vorrai essere da meno).

Questa passione è talmente forte che, ogni qualvolta vediamo qualcosa di pomodoroso, supplichiamo incessantemente nell’orecchio alla mamma pissa, pissa, pissa…

Qualche sera fa mi sono divertita a preparare una pizza del tutto insolita per il fatto di avere al posto della pasta lievitata, un mix di carne macinata, formaggio e mollica di pane. Nel web si possono trovare decine di versioni (io sono partita da quella del blog La cucina di mamma Loredana) anche se ieri, parlando con la mia amica Ale, scopro che la vendono pure al super sotto l’ufficio…si vede che non frequento il reparto ‘preparati’!)

Commensale grande e commensale piccolo hanno MOLTO apprezzato. Credo che entrerà nella lista delle ricette salva-cena perché oltre ad essere semplice è anche molto veloce. Vi permette inoltre di utilizzare avanzi di formaggio e verdure (io ho messo ad esempio, uno champignon e delle olive) che avete in casa.

pizza di carne 012

pizza di carne

PIZZA DI CARNE (dosi per 4 persone)

  • 300 gr di macinato di scottona (o maiale per un sapore più deciso)
  • 3 fette di pane di segale (o 5 fette di pancarrè)
  • 150 ml di latte
  • 8/9 pomodorini ciliegini
  • 70 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • qualche fetta di formaggio filante, per me Galbanino (altrimenti mozzarella, taleggio, brie etc)
  • 1/2 fungo champignon (mia aggiunta)
  • una decina di olive taggiasche denocciolate (mia aggiunta)
  • sale & pepe q.b.
  • olio e.v.o.

In una ciotola mettete a bagno nel latte le fette di pane di segale ridotte a tocchetti.

Dopo qualche minuto strizzatele e mettetele in un’altra ciotola nella quale avete già versato la carne tritata, il parmigiano, lo champignon tagliato a piccoli pezzetti ed il parmigiano grattugiato. Regolate di sale e pepe.

Foderate la base di uno stampo a cerniera con della carta da forno ed adagiatevi il composto di carne avendo cura di distribuirlo bene fino ai bordi. Decorate a piacere con i pomodorini tagliati a metà, le olive taggiasche ed il formaggio filante.

Infornate a 220° per 20 minuti circa.

pizza di carne

MEATPIZZA with MOZZARELLA and CHERRY TOMATOES (serving 4)

  • 300 gr heifer minced meat (or pork)
  • 3 slices of rye bread
  • 150 ml milk
  • 8/9 cherry tomatoes
  • 70 gr grated Parmigiano Reggiano cheese
  • a few slices of mozzarella or other soft cheese
  • 1/2 champignon mushroom
  • a dozen of pitted small black olives
  • salt and pepper
  • extravirgin olive oil

Preheat the oven to 425° F. Cover the loose base of a spring-release tin with parchment paper and set aside.

Put the rye bread (cut into small pieces) in a bowl with the milk and let it soak for 10 minutes.

Squeeze out the bread and pour it in another bowl together with the minced meat, the shredded mushroom and the parmisan cheese. Adjust with salt and pepper.

Pour the meat mixture into the tin, cover with cherry tomatoes, black olives and mozzarella then bake for 20 minutes.

pizza di carne 007 - Copia1

Con questa ricetta partecipo all’iniziativa Smartcooking promossa dal Consorzio del Parmigiano Reggiano per promuovere una cucina volta alla riduzione degli sprechi, all’utilizzo di ingredienti dimenticati e a un mangiare più consapevole.

Partecipo altresì al contest ‘La mia ricetta originale improvvisata’ del blog La mia cucina improvvisata

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e anche al contest ‘Forno che passione’ del blog La forchetta nel brodo

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Pepite di pollo croccanti

pepite croccanti (9)

Eccovi svelata la ricetta che ha ispirato il ketchup casalingo  di ieri!!!

Nulla di complicato ma un banalissimo piatto di pepite (chiamatele anche bocconcini o straccetti) di pollo la cui unica peculiarità è nella panatura, particolarmente croccante in quanto fatta con farina di mais (quella per polenta per intenderci) e corn-flakes. Ebbene sì, gli anonimi fiocchi di cereali da colazione (non sono un pò tristi se consumati da soli?) che in questo caso regalano alla ciccia il crunch che non ti aspetti.

Bello vero l’aspetto del ketchup? Un pò meno la foto ma la giornata uggiosa ha reso praticamente impossibile lo scatto in pausa pranzo e la sera mi sono dovuta accontentare della luce che era in casa. Vi assicuro però che le pepite erano deliziose nonostante la versione light (leggasi cottura nel forno)….per chi ovviamente, oltre a non aver problemi di bilancia, fosse indifferente al puzzo scatenato in casa  da una frittura, c’è sempre la versione ‘fast food’ della ricetta con relativo tuffo in olio bollente.

Garantisco che la preparazione è a prova di mamma tuttofare! Se riuscite potete anche prepararne più porzioni e poi congelarle…se una sera ai vostri bimbi (o mariti) verrà voglia di bocconcini o se proprio non sapete cosa cucinare, vi basterà accendere il forno e metterli in teglia per qualche minuto.

PEPITE CROCCANTI DI POLLO (per 2 persone)

  • 350gr di petto di pollo
  • 1 tazza abbondante di latte
  • farina di mais (la mia era a grana grossa)
  • 2 tazze di cornflakes
  • sale, pepe q.b.
  • olio e.v.o.

Tagliate i petti di pollo a striscioline o a tocchetti e metteteli in una ciotola coprendoli con il latte. Fateli marinare per un’ora circa.

Nel frattempo sbriciolate i cornflakes (con il mixer, con il batticarne oppure metteteli in un sacchetto di quelli per congelare e sbriciolateli con le mani) e versateli in un vassoio dove avrete messo la farina di mais, facendo ben amalgamare i due composti.

Accendete nel frattempo il forno (funzione ventilata) a 180-190°.

Trascorsa l’ora prendete la ciotola con il latte e scolate i pezzettini di carne, quindi passateli velocemente nel composto di farina e cornflakes premendo bene affinchè questo si attacchi uniformemente al pollo. Ricoprire una teglia con carta da forno ed adagiarvi i bocconcini. Irrorare con olio ed infornare per 20 minuti rigirando a metà cottura.

 Buon appetito!

Slow food e M’illumino di meno…polpette per celebrare l’arte del riciclo in cucina

polpette al pomodoro

Qualche giorno fa arriva in posta la newsletter di Slow Food… la leggo velocemente, sto per chiuderla e cestinarla quando vengo colpita da un articolo. L’associazione della chiocciola ha aderito anche quest’anno all’appuntamento con M’illumino di meno, la giornata del Risparmio Energetico lanciata da Caterpillar (trasmissione radiofonica di Radio2) in programma per ieri 15 febbraio (l’anno scorso me la sono dormita ma ero mamma da poco più di 2 mesi e vivevo in un’altra dimensione). Tra gli argomenti individuati dagli organizzatori per questa edizione ci sono la lotta agli sprechi (mediante la valorizzazione degli scarti alimentari) e l’importanza della raccolta differenziata.

Decido di partecipare alla lodevole iniziativa…mi lancio alla ricerca di una ricetta del riciclo ma mi accorgo di non aver molto in frigo…un paio di fette di prosciutto cotto avanzato dalla pizza di giovedì e qualche fungo champignon timidamente nascosto nella vaschetta dove conservo frutta e verdura. Perchè non fare un piatto di semplicisime e succulenti polpette? Controllo gli altri ingredienti della lista…le uova ci sono (e sono freschissime, brave le gallinelle di casa), il pane c’è ed è anche un pò raffermo (cotto a legna dalla suocera la scorsa settimana), la passata di pomodoro è quella dei magici frutti rossi dell’orto della scorsa estate, il prezzemolo è nel vaso in giardino …devo solo comprare un pò di carne ed il gioco è fatto.

Mi sono detta ‘magari ne faccio tante così se avanzano il giorno dopo ci condisco gli spaghetti’…detto fatto, ecco qua il secondo piatto espressione del riciclo del riciclo!!!

spaghetti con le polpette

Vi lascio le dosi delle mie polpette (ne vengono 45 piccoline)

  • 200 gr di macinato di scottona di prima scelta
  • 200 gr di macinato di suino di prima scelta
  • 2 fette di prosciutto cotto
  • 2 funghi champignon grandi
  • 2 cucchiai di grana padano (o parmigiano) grattugiato
  • 1 uovo grande
  • pane nero raffermo (+ latte per bagnarlo) o in alternativa pane grattugiato
  • noce moscata
  • sale, pepe q.b.
  • salsa di pomodoro 500ml (+ 7/8 ciliegini congelati)
  • 1 spicchio d’aglio
  • prezzemolo (2 rametti)
  • olio e.v.o.

Mettere in una ciotola la carne ed aggiungere il prosciutto cotto tritato, il pane ammollato nel latte e ben strizzato, l’uovo, i funghi tritati finemente, il formaggio grattugiato e metà del prezzemolo. Grattugiare la noce moscata (se di vostro gradimento), salare e pepare. Se l’impasto dovesse risultare troppo molle aggiungere altro pane, se troppo tosto ammorbidirlo con qualche goccia di latte.

Preparare le polpettine e passarle nella farina rimuovendo l’eventuale quantità in eccesso. Scaldare in una casseruola dal fondo spesso dell’olio extra vergine di oliva ed una volta caldo sistemarvi ad una ad una le polpettine. Farle soffriggere per qualche minuto su tutti i lati fino a quando risulteranno dorate, quindi scolarle su un piatto dove avrete messo qualche foglio di carta assorbente.

Nel frattempo preparare la salsa al pomodoro, facendo soffriggere in una padella ampia uno spicchio d’aglio con un pò di olio, aggiungere quindi il pomodoro in bottiglia ed i pomodorini e lasciare andare per una ventina di minuti avendo cura di coprire con un coperchio. Regolare di sale (per me grosso) e rimuovere lo spicchio d’aglio prima di aggiungere le polpette. Continuare la cottura per ulteriori 15/20 minuti. Aggiungere alla fine il restante prezzemolo tritato.

Servire calde (si accompagnano splendidamente ad un sofficissimo purè di patate).

Se mangiate il giorno dopo sono ancora più buone!