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Ciambella alla ricotta di bufala con ciliegie e albicocche al timo…per dimenticare!

ciambella alla ricotta di bufala con ciliegie e albicocche al timo

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Per anni una vera e propria lucertola, con immancabile sfoggio al primo tiepido sole primaverile di canotta e shorts pur di prendere un po’ di colore e dire addio per qualche mese a fondotinta e calze di microfibra. Poi qualche anno in più sulle spalle (e, soprattutto, una maggiore consapevolezza sui danni da abbronzatura selvaggia) ti convincono che è giunta l’ora di evitare le ragazzate da ventenne, con tanto di bagno e pennichella sotto il chioppo del sole.

Quest’anno per assumere un po’ di colorito…quello che basta per mostrare finalmente le gambe nude…mi sono bastati tre giorni trascorsi a casa di mia sorella (in malattia per un braccio fratturato) che però si sono rivelati più pesanti del previsto perché la pulce tra bagnetti interminabili, scivolate e calci al pallone non mi ha concesso neanche 5 minuti di riposo sul lettino! Senza contare che mi ha fatto perdere 5 anni di vita tutti insieme chiudendosi dietro la porta di casa …spalancata solo dopo 20 interminabili minuti dai pompieri che hanno poi fatto indossare il caschetto ad una pulce spaventata e con gli occhi gonfi di lacrime!

Per riprenderci mia sorella ed io ci siamo vestite velocemente ed al bar vicino casa abbiamo ordinato uno spritz bello carico, mentre la pulce ha ceduto alla stanchezza e allo stress del pomeriggio addormentandosi nel passeggino  e ronfando per 12 lunghe ore fino al mattino successivo.

Passato lo spavento, ora mi godo qualche giorno di (meritato) riposo prima di partire di nuovo,  verso la Puglia…questa volta dividendo le incombenze con il marito!!!

ciambella alla ricotta di bufala con ciliegie e albicocche al timo 4

ciambella alla ricotta di bufala con ciliegie e albicocche al timo 1

ciambella alla ricotta di bufala con ciliegie e albicocche al timo 2

La ricettina di oggi l’avete già scoperta dalle foto…si tratta di un personale arrangiamento del dolce postato qualche giorno fa dalla mia amica Annarita…una ciambella morbida (contenendo una ricotta di bufala straordinaria che ho acquistato in un caseificio vicino Jesi) e leggermente umida in quanto decorata con ciliegie ed albicocche nappate con la loro (insolita) marinatura al timo.

A casa mia è piaciuta talmente tanto che l’ho preparata per due volte di seguito…la prima ho seguito alla lettera la versione di Annarita ottenendo una  tortina gluten-free, anche se un po’ bassina avendo utilizzando uno stampo più grande del suo; la seconda, ho aumentato proporzionalmente le dosi per ottenere una ciambella più alta, ho utilizzato ricotta di bufala ed unito albicocche alle ciliegie.

Se vi piacciono i dolci a base di frutta questa è da provare!

CIAMBELLA ALLA RICOTTA DI BUFALA CON CILIEGIE E ALBICOCCHE AL TIMO (per uno stampo a ciambella da 30cm)

  • 20-25 ciliegie
  • 3 albicocche
  • 300 gr di ricotta di bufala (o yogurt intero)
  • 150 gr di zucchero di canna integrale + 3 cucchiai
  • un rametto di timo fresco
  • 100 gr di burro
  • 3 uova medie
  • 70 gr di mandorle tostate tritate (o farina di mandorle)
  • 150 gr di farina 00
  • 150 gr di farina di riso
  • 1 limone
  • una bustina di lievito
  • zucchero a velo

Lavate e asciugate le ciliegie, staccate il picciolo e denocciolatele. Lavate ed asciugate le albicocche, prima di tagliarle a spicchi. Mettete in una ciotolina con 3 cucchiai di zucchero, un cucchiaio di succo di limone e il timo. Lasciate marinare per un paio d’ore.

Sgusciate le uova e separate i tuorli dagli albumi. Montate il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero e 1 pizzico di sale fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungete i tuorli, la scorza grattugiata e 3 cucchiai di succo di limone, poi incorporate la ricotta di bufala.

Setacciate le farine con il lievito e unitele al composto, poi aggiungete la farina di mandorle, mescolando bene fino a ottenere un composto omogeneo. Montate a neve gli albumi con 2-3 gocce di succo di limone e incorporateli delicatamente, poco per volta, mescolando con un movimento delicato dal basso verso l’alto.

Versare il composto ottenuto in uno stampo a ciambella da 22-24 cm di diametro, imburrato e infarinato. Distribuite le ciliegie e le albicocche ed il sughetto che avranno rilasciato su tutta la superficie della torta e cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 45-50 minuti. Verificate la cottura della torta con lo stecchino.

Lasciate raffreddare prima di servirla spolverizzata con zucchero a velo.

Il giorno dopo è ancora più buona!

ciambella alla ricotta di bufala con ciliegie e albicocche al timo 3

BUFFALO RICOTTA CAKE WITH THYME MARINATED CHERRIES AND APRICOTS (makes a 30cm cake)

  • 20-25 cherries (pitted)
  • 3 apricots (pitted and sliced)
  • 300 gr buffalo ricotta (or plain yogurt)
  • 150 gr cane sugar + 3 tablespoons
  • 1 sprig fresh thyme
  • 100 gr butter (softened at room temperature)
  • 3 medium eggs
  • 70 gr toasted almonds finely chopped (or almond flour)
  • 150 gr AP flour
  • 150 gr rice flour
  • 1 organic lemon
  • 16 gr baking powder
  • powdered sugar

Put cherries and apricots in a bowl and toss 3 tablespoons of sugar, a tablespoon of lemon juice and thyme leaves. Let marinate for a 2-3 hours.

Separate egg yolks from whitesBeat butter with sugar and a pinch of salt until creamy. Add egg yolks, grated rind of lemon and 3 tablespoons of lemon juice, then add buffalo ricotta stirring with a fork.

Sift flours with baking powder and add to mixture, then add the almond flour, mixing well until all ingredients are well combined. Whip the egg whites with 2-3 drops of lemon juice and incorporate to the mixture, stirring gently from bottom to top.

Pour the mixture into a 30cm donut mold, previously greased and floured. Spread over cherries and apricots together with their sauce and bake in a preheated oven at 180 ° C for about 45-50 minutes.

Let cool completely before serving sprinkled with powdered sugar.

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Cherry pie…anche se il 4 luglio è lontano!

cherry pie 1

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Posso definirmi una vera ciliegiara (cultori del verbo italico perdonatemi) in quanto, con davvero pochissimo impegno, riesco a far fuori delle quantità imbarazzanti di questo frutto così dolce e polposo. Merito sicuramente anche l’abbondante produzione casalinga (quest’anno di sole maggioline ne abbiamo raccolte quasi 10 cassette) perché se dovessi comprarle al supermercato a €6-8 il kg di certo ne mangerei meno…molte meno!

E pensare che qualche anno fa ho anche scoperto di esserne allergica! Non avendo per oltre trent’anni avuto effetti collaterali ho praticamente ignorato il referto e continuato a mangiarne come prima…

Con tutto questo ben di dio a disposizione (e da consumare entro un paio giorni perché poi, non essendo trattate, marciscono) bisognava pur farci qualcosa. Scartata l’idea confettura (che se riesco proverò a fare a fine stagione con le cugine visciole) ho cercato un po’ in internet senza però trovare un dolce che mi folgorasse…almeno fino a quando non ho letto il post della mia amica Roberta ed ammirato, con l’acquolina in bocca, la sua cherry pie.

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Prima ancora di leggere la ricetta sapevo che sarebbe stata burrosa, che dico burrosissima ma la pie così è…prendere o lasciare! Come fare il tiramisù senza mascarpone o la créme brulée senza panna!!

Gasatissima, vado per preparare gli ingredienti quando mi accorgo di non avere burro in casa; visto che il supermercato ce l’ho a 5 km aspetto il giorno successivo, già deputato per compere in città, e ne recupero un panetto… di quello buono (bavarese per intenderci). Metto la pulce a letto e corro in cucina…apro la dispensa certa di avere la farina integrale ma non la trovo (perché è rimasta nell’altra casa) ed allora impasto con quello ho…semola e segale; quella di riso risponde invece all’appello. La ricetta originale prevede 250 gr complessivi di farina…io ne ho messi 300 gr perché con il quantitativo indicato nella ricetta di Roberta l’impasto era troppo molle e non sarei mai riuscita a farne una palla da mettere in frigo a rassodare.

Sarà che è caldo ed il burro si ammorbidisce all’istante ma ne è venuta fuori una frolla elastica, vellutata e profumata…davvero la più bella che ricordi degli ultimi impasti!

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E il 4 Luglio cosa c’entra con la cherry pie? Se a noi Italiani non dice nulla, coloro che sono nati e vivono oltre oceano in questa giornata celebrano la firma della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America e la tradizione vuole che in tutte le famiglie si prepari una pie  farcita con ciliegie, mirtilli e lamponi i cui colori richiamano il rosso ed il blu della bandiera. Ed infatti, per una volta, l’intreccio a mo’ di crostata o la calottina della pie si trasformano in stelle  e strisce ad imitare le fattezze della Old glory.

Il mio spirito artistico si è limitato ad inserire solo le prime sovrapponendole leggermente le une alle altre in modo da creare una copertura stellata che ha fatto impazzire la piccola pulce, che nel frattempo, emerso dall’irrinunciabile sonnellino pomeridiano, ha invaso il set fotografico costringendomi a levare le tende e soprattutto ad offrirgliene una generosa fetta.

I vostri bimbi (più o meno cresciuti) l’ameranno!

cherry pie 2

CHERRY PIE (per uno stampo da cm 25)

Pie crust:

  • 100 gr di semola rimacinata *
  • 100 gr farina tipo 0 *
  • 50 gr di farina di segale *
  • 50 gr farina di riso biologica *
  • 190 gr burro biologico
  • 7 gr sale (per me nero)
  • 90 gr acqua ghiacciata
  • 1 cucchiaio di aceto di mele o vino bianco
  • 3 cucchiai zucchero di canna chiaro

* la ricetta originale prevede 100 gr farina macinata a pietra, 100 gr farina integrale, 50 gr farina di riso (io come scritto sopra ho dovuto aggiungere ulteriori 50 gr per rendere l’impasto meno molle)

Ripieno:

  • 1 kg ciliegie fresche (lavate e denocciolate)
  • 60 gr zucchero di canna
  • 50 gr burro biologico
  • 15 gr maizena (ca. 1 cucchiaio)
  • acqua qb (2 cucchiai circa)
  • noce moscata ( facoltativa…io non l’ho messa)

Per finire:

  • 1 uovo
  • Latte qb
  • zucchero di canna

Pie crust

In un bicchiere mescolate l’acqua fredda con l’aceto.

Nel robot da cucina inserite la lama di metallo e lavorate brevemente le farine con zucchero, sale ed il burro ben freddo e tagliato a pezzetti fino ad ottenere un composto sbriciolato. Versate a questo punto l’acqua e aceto poco alla volta.

Il composto dovrebbe compattarsi, se troppo umido aggiungete altra farina, dategli la forma di un panetto e riponetelo in frigorifero coperto con pellicola per alimenti per almeno 30 minuti.

Ripieno

Lavate e denocciolate le ciliegie. Mettetele in una casseruola, aggiungete lo zucchero di canna, il burro, a piacere poca noce moscata e mescolate bene. Fatele cucinare a fuoco medio, portando quasi ad ebollizione.

In un bicchiere sciogliete la maizena con poca acqua. Lasciate bollire le ciliegie per alcuni minuti quindi unite la maizena sciolta nell’acqua, e mescolate bene.

Appena i succhi inizieranno ad addensarsi, togliete la casseruola dal fuoco e fate raffreddare completamente.

Assemblaggio

Riscaldate il forno a 180°. Riprendete l’impasto e trasferitelo su un piano di lavoro infarinato. Prelevatene circa 3/4 che stenderete con il mattarello, fino ad ottenere un disco del dimetro di circa 30 cm e dello spessore di circa 3 mm. Potete stendere la pasta direttamente sopra ad un foglio di carta forno precedentemente tagliato a misura dello stampo che poi posizionerete nello stesso.

Versate le ciliegie raffreddate, avendo cura di distribuirle bene su tutta la superficie. Stendete a questo punto la pasta restante e ritagliate delle strisce larghe circa 1,5 cm oppure come nel mio caso ricavate delle stelle con le quali ricoprirete la superficie.

In una ciotola sbattete il tuorlo con poco latte e pennellatevi delicatamente la torta prima di cospargere con zucchero di canna. Cuocete a 170° per circa 45 minuti.

Servite fredda (io vi consiglierei con una pallina di gelato alla vaniglia).

cherry pie 5

CHERRY PIE (makes a 25cm pie)

Pie crust:

  • 100 gr durham wheat semolina flour *
  • 100 gr ap flour *
  • 50 gr rye flour *
  • 50 gr rice flour *
  • 190 gr butter (chilled and cut into small pieces)
  • 7 gr salt
  • 90 gr chilled water
  • 1 tablespoons apple vinegar or white wine
  • 3 tablespoons white cane sugar

* original recipe calls for 100 gr stone ground flour, 100 gr whole wheat flour, 50 gr rice flour (I added further 50 gr because my dough turned out too soft and sticky)

Filling:

  • 1 kg fresh cherries (cleaned and pitted)
  • 60 gr cane sugar
  • 50 gr butter
  • 15 gr cornstarch
  • 2 tablespoons water
  • nutmeg (optional)

Topping:

  •  1 egg yolk
  • milk
  • cane sugar

In a glass mix icing water with vinegar.

In a food processor fitted with metal blade work briefly flour with sugar, salt and butter until obtaining a crumbling mixture. Pour in the water and vinegar at thin stream.

The mixture should be turn out into a ball (if it is still too sticky add some more flour), cover with plastic wrap and transfer in the fridge to set for at least 30 minutes.

Put cherries in a heavy saucepan, add sugar, butter, nutmeg and mix well. Let  cook over medium heat until the mixture comes to a boil. In a cup dissolve cornstarch in 2 tablespoons of water then add to the cherries and mix well.
As soon as the fruit juices begin to thicken, remove the pan from the heat and let cool completely.

Preheat the oven to 180°C. Take dough out of the fridge and flap onto a floured work surface. On a sheet of parchment paper roll out 3/4 of it with a rolling pin obtaining a 30cmdiameter disc. Transfer in a pie plate.

Pour over cooled cherries and spread evenly  over the dough. Roll out the remaining dough and cut out into strips (about 1.5 cm wide) or stars that you will arrange on top.
In a bowl beat the egg yolk with a little milk and gently brush the pie surface before sprinkling with brown sugar. Bake for about 45 minutes.

Serve cold (with a scoop of vanilla icecream).

 ***

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Maggio-Giugno ‘L’orto in tavola’ del blog Oggipanesalamedomani

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Con questa ricetta partecipo al contest Il cestino da pic-nic del blog Beatitudini in cucina’

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 e al contest Il piacere di fare colazione del blog Le padelle fan fracasso

Logo raccolta colazione PICCOLO

Signore e signori…il Babà al miele e mistrà {con lievito madre} per l’Mtchallenge #39

babà al miele e mistrà

babà al miele e mistrà 4

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Non ho mai mangiato un babà. Mi correggo, non è vero.

Ne ho assaggiato un cicinin una volta, molto ma molto tempo fa, e quella briciola inzuppata di rum è stata sufficiente per convincermi che non era un dolce fatto per me.

Dopo di allora l’ho rivisto qualche centinaia di volte nei banconi delle pasticcerie ma mai, dico mai, che mi sia tornata la voglia di provarlo. Un motivo preciso c’è…anzi, a pensarci bene, due:

1) mi piacciono i dolci rustici e che fanno crock sotto ai denti,

2) non bevo superalcolici (anche se ammetto che qualche volta mi piace bagnarmi le labbra con la grappa).

Ma com’è che questo Mtchallenge riesce a farmi provare piatti che mai mi sarei sognata di fare? E questa volta mi sono pure divertita anche se ad un certo punto ho creduto che qualcuno mi avesse fatto il malocchio (proprio come è successo a Giulietta).

Ma andiamo con ordine. Rinfresco il mio adorato lievito madre perché Antonietta, l’artefice di questa ricetta, è stata così cara da lasciarci entrambe le versioni del suo caro babà. Potevo mai fare la figura della principiante (che poi di fatto lo sono!) quando qui nel blog mi vanto di sfornare pagnotte, pizzette e grissini a lunghissima lievitazione!

Non avendo idea di quanto tempo il primo impasto avesse bisogno per raddoppiare, faccio un ipotesi ma la sbaglio e mi ritrovo a dover cambiare di corsa la scaletta degli impegni domestici, facendo i salti mortali per trascorrere un po’ di tempo con la piccola pulce (ma per fortuna i nonni!!!).

babà al miele e mistrà 2

Il mio impasto cresce a ritmo di lumaca ed allora inizio a pensare che forse qualcuno sta gufando per me (che sia il marito che è fuori qualche giorno per lavoro e che si lamenta di perdersi sempre piatti straordinari?). Dopo sei lunghissime ore (ed una ventina di apri-chiudi il forno) vedo il tanto atteso miracolo e mi rilasso…errore gravissimo!

Vado con il secondo impasto e visto che ho il Kenwood lo sfrutto…farina, lievito madre, burro, latte…tutto sembra andare per il meglio…la massa si sta compattando…che si sia incordato così in fretta?!? A questo punto faccio la cavolata più grossa…pulisco ben benino il tavolo della cucina (Antonietta ci ha vietato di usare la spianatoia di legno ed ora capisco perché) e ci scaravento sopra l’impasto pronta per gli ultimi minuti (???) di lavorazione prima di vederlo compattarsi in una palla omogenea…a questo punto il delirio…passa quasi un’ora prima che riesca a vedere una massa decente, ho la spalla sinistra (mancina sono!) talmente indolenzita che non guarirà nemmeno con un tubetto di Voltaren…per di più sono quasi le otto di sera e la mia pulce scalpita per mangiare (dubitavate?). Evito di ritornare in planetaria perché ho quasi il sentimento che possa combinare il disastro definitivo. Con entrambe le mani ricoperte di impasto (che nel frattempo è finito anche sul muro) cerco di fare delle palline e di adagiarle negli stampi. Guardo sconsolata quello che dovrebbe essere il mio primo babà.

Passano altre tre lunghissime ore prima di poter constatare che l’impasto, nonostante più timori che speranze, è comunque cresciuto! Sono le 23.30 e solo ora mi rendo conto che mi aspetta una notte insonne. Perché il babà non va solo cotto ma quando è ancora tiepido va bagnato con uno sciroppo che ad intervalli di 15-20 minuti va raccolto e riversatogli sopra fino a quando risulterà completamente assorbito dall’impasto.

Ho resistito per due lunghissime ore poi quando voi eravate già in un sonno profondo ho deciso che il mio babà di inzuppo ne aveva avuto abbastanza (anche se di sciroppo ne era avanzato un bel pò).

Il giorno dopo, con il senno di poi, credo di aver fatto la cosa giusta perché se avessi continuato a bagnarlo mi sarei ritrovata con una pappetta in mano. Credo ciò dipenda dal fatto che ho usato uno stampo più piccolo di Antonietta ed ho preparato volutamente uno sciroppo meno denso perché tutto ciò che è troppo zuccherino mi stomaca.

babà al miele e mistrà 3

Ma ora veniamo al mio babà…dal titolo è chiaro che, pur rispettando dosi e procedimenti di Antonietta (non avrei mai fatto diversamente), ho cercato di personalizzarlo ed avvicinarlo ai miei gusti.

Niente zucchero (ad eccezione della crema) ma miele….in particolare miele con infuso di anice stellato (del quale vi avevo parlato qui) che ha regalato all’impasto un profumo straordinario oltre che un colore leggermente più ambrato.

Niente rum ma mistrà cioè distillato di anice (la marca è famosissima) prodotto nelle Marche dal lontano 1868 (ho notato sulla bottiglia che la licenza UTF è la n.1 pertanto sembrerebbe il primo liquore registrato dopo la nascita della nostra bella Italia!).

Sciroppo al miele…magari da rendere la prossima volta più denso mettendo meno acqua o aumentando il miele.

Sulla crema pasticcera sono caduta come una pera perché avrei potuto tentare di mettere miele al posto dello zucchero (comunque di canna) e nella peggior delle ipotesi rifare tutto…tanto le gallinelle in questi giorni sono particolarmente prolifiche!

Le amarene sciroppate fatte dalla mamma le avrei anche avute…peccato siano nella dispensa romagnola…ero partita con l’idea di decorare con frutta tropicale poi però l’orto ci ha regalato tante fragoline ed allora ho usato quelle.

Che dire…è stata una faticaccia ma ne sono contenta perché la ricetta di Antonietta è favolosa e per la prima volta in vita mia ho apprezzato (non solo io a dire la verità) il babà. La soddisfazione più grande tutti quei buchini…bravo ancora una volta il mio Pastrocchio!!!

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IL BABA’ AL MIELE E MISTRA’ A LIEVITAZIONE NATURALE (per uno stampo da 20 cm e 6 stampini monoporzione o 11 stampini monoporzione)

per il babà:

  • 280 g di farina bio tipo 0 Manitoba
  • 3 uova cat a grandi (io delle mie gallinelle)
  • 100 g di burro (bavarese)
  • 90 g di latte (fresco intero)
  • 20 gr di miele all’anice stellato
  • 50 g di lievito madre rinfrescato
  • 10 gr di lievito di birra
  • ½ cucchiaino di sale fino

per la bagna:

  • 1 litro di acqua
  • 300 gr di miele all’anice stellato

per la crema pasticcera:

  • 250 ml di latte
  • 2 tuorli
  • 2 cucchiai colmi di zucchero di canna chiaro
  • 2 cucchiai rasi di farina
  • 1 limone biologico
  • 30 g di burro

per completare il babà:

  • 5 cucchiai di mistrà o distillato di anice
  • fragoline del mio orto
  • miele all’anice stellato

Primo impasto

Versate in una ciotola 120 g di farina, fate la fontana, aggiungete 1 uovo, il lievito madre, il miele e 30 g di latte tiepido. Impastate, coprite con un telo umido e attendete il raddoppio. A me sono servite 6 ore.

Secondo impasto

Versate in un’altra ciotola la restante farina (160 g), aggiungete il primo impasto e 1 uovo, sciogliete bene e amalgamate, poi incorporate il secondo uovo. Impastate  energicamente per 10 minuti, battendo contro i bordi della ciotola e aggiungendo man mano del latte a cucchiaiate. Sciogliete il burro a bagnomaria o in un microonde e versatelo a filo sull’impasto, incorporandolo lentamente. Per ultimo, in una tazzina “impastate” il lievito di birra con il sale finché diventa una cremina  liquefatta e aggiungete anche questa alla massa.

Lavorate per 5 minuti nella ciotola, poi ribaltate l’impasto su un piano da lavoro e iniziate a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.

Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto è pronto.

Ricavarne 11 palline e sistemarle negli stampini monoporzione precedentemente imburrati (nel mio caso 5 palline sono finite nello stampo e le altre 6 negli stampini monoporzione). Ogni pallina deve arrivare a metà altezza dello stampino. Sistemarli in una teglia e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa fino a quando triplicano di volume, fuoriuscendo dal bordo superiore formando una calottina di circa 2 cm. A me sono servite 3 ore e mezza.

L’impasto nello stampo grande è triplicato ma è comunque rimasto tre dita sotto il bordo.

Preriscaldate il forno a 200°, infornate, abbassate a 180° e cuocete per 20 minuti. A metà cottura coprite con un foglio di alluminio.

A cottura ultimata lasciate intiepidire per 10 minuti, staccateli delicatamente dagli stampini (basta reggere lo stampino con una mano e con l’altra tirare e contemporaneamente roteare leggermente la calottina) e adagiateli in una ciotola larga.

Preparate la bagna. Versate l’acqua in una pentola, aggiungete il miele e lasciate sobbollire per 10 minuti.

Spegnete, lasciate intiepidire e versate sul babà ancora tiepido. Ogni 15/20 minuti, aiutandovi con un mestolino, raccogliete lo sciroppo sul fondo del babà e irroratelo di nuovo. Continuate così finché non si presenta ben inzuppato e tratterrà lo sciroppo più a lungo, cedendolo sempre più lentamente. Adagiatelo su un piatto da portata, facendolo scivolare con molta attenzione.

Per i babà monoporzione il bagno sarà simile; dopo aver  versato lo sciroppo sopra, rigirateli dentro di esso ogni 10/15 minuti e comunque finché al tatto non abbiano la consistenza di una spugna inzuppata. Scolateli dallo sciroppo e adagiateli su un piatto da portata.

Preparate la crema pasticcera. Scaldate il latte e spegnete quando accenna a bollire. Mettete a scaldare la pentola con l’acqua che servirà da bagnomaria per cuocere la crema. Nella pentola dove invece cuoceremo la crema mettete i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata; con una frusta amalgamateli energicamente e incorporate il latte versato a filo, continuando a mescolare. Passate nel bagnomaria a fuoco dolcissimo. Tagliare il limone a tre quarti, infilzarlo su un forchettone e con questo girare la crema mentre cuoce.

Girate sempre nello stesso verso, senza mai fermarvi per almeno 15 minuti e comunque fino a quando non avrà raggiunto la densità desiderata. Spegnete, aggiungete il burro e incorporatelo con la frusta. Lasciate raffreddare girando di tanto in tanto. Sistemate la crema in un sàc-a-poche e tenetela in frigo fino al momento dell’utilizzo.

Completate il babà. Scolate dal piatto lo sciroppo che sarà colato dal babà. Irroratelo con il mistrà, pennellatelo con del miele precedentemente riscaldato su fuoco lentissimo, decorate con ciuffi di crema pasticcera e completate con le fragoline.

Buon appetito!

babà al miele e mistrà 1

NEOPOLITAN BABA’ WITH HONEY AND DISTILLED ANIS (making a 20cm round mold plus 6 individual babà)

for babà:

  • 280 g di bread flour (Manitoba)
  • 3 large whole eggs
  • 100 g butter, melted and cooled plus more at room temperature for molds
  • 90 g fresh whole milk
  • 20 gr anis infused honey
  • 50 g sourdough refreshed and mature
  • 10 gr fresh yeast
  • ½ teaspoon salt

for the syrup:

  • 1 lt water
  • 300 gr anis infused honey

for the cream:

  • 250 ml fresh whole milk
  • 2 egg yolks
  • 2 heaping tablespoons white cane sugar
  • 2 level tablespoons flour
  • 1 organic lemon
  • 30 g butter

to complete babà:

  • 5 tablespoons distilled anis
  • fresh strawberries
  • anis infused honey

First proofing

In a bowl whisk 120 gr of flour, an egg, sourdough, honey and 30 gr warm milk. Knead then cover with a dump cloth until doubled (it took me 6 hours).

Second proofing

Pour in another bowl the remaining flour (160 g), add the doubled flour mixture and the eggs, one at a time, beeing sure they are well incorporated before next addiction. Knead vigorously for 10 minutes adding milk, one tablespoon at a time.

Pour melted butter in a thin stream. In a cup mix together fresh yeast and salt until you get a creamy mixture; beat until incorporated to the flour mixture. Work by hands for 5 minutes, at this point the dough should start pulling away from the sides of the bowl.

Turn out on a marble work surface and start kneading vigorously making some s&f (stretch and fold) for 15/20 minutes. This phase is very important becouse allows you to get a spongy, wet and soft babà.

Dough is ready when it starts to pull away from your hands and once folded it keeps a round shape; you should also been able to see bubbles.

Butter babà molds and palce them on a rimmed baking sheet. Get 11 balls out of the dough and place 5 of them in the round mold and the other in the individual baba molds. The dough should fill each halfway.

Leave rising in a warm place (i.e. in the oven with light on)  until dough reaches 2-cm above tops of individual molds. It took me 3 1/2 hours.

As regarding the round mold, dough should triple even if not reaching its top.

Preheat the oven to 200°C, bake and low to 180°C and cook for 20 minutes covering with aluminium foil after the first 10 minutes.

Remove from the oven and leave to cool for 10 minutes then turn out gently the babà by keeping the mold with a hand and twisting with the other. Transfer in a bowl.

Make the syrup. In a large pot pour water and add honey, simmer for 10 minutes. Turn off the heat, let cool until warm then pour over warm babà. Every 15/20 minutes, using a ladle, pick up the syrup at the base of the babà and pour over again. Go on this way until the babà is wet and has completely absorbed the syrup. Transfer on a serving plate. For individual babà use a slotted spoon to drop two of them at a time into the syrup, submerging completely; let soak until no more bubbles appears .

Make the cream . In a small pan heat milk. Put another pot on fire and fill with water (this will serve for bain-marie cooking). In a smaller pot beat eggs with sugar and add sifted flour; whisk pouring hot milk at thin stream. Place on the bigger pot , low heat. Take a quarter out of the lemon and stick into a fork. Use the lemon to stir the cream until it starts to thick. Turn off the heat and combine the butter. Let cool before transfering in a piping bag and keep in the fridge until use.

Serving the babà. Drain babà from the syrup, sprinkle with distilled anis, brush gently with warm honey; decorate with cream and fresh strawberries and serve straight away or keep in a dry place.

***

Con questa ricetta partecipo all’Mtchallenge di Maggio e dedico il mio babà ad Alessandra e ad Antonietta del blog La Trappola Golosa.

FOTORICETTA

Mando altresì la ricetta a Sandra (che questo mese ospita) e a Barbara per la raccolta Panissimo di Maggio

nuovo italia

La pastiera di Pattipatti…in ritardissima!

pastiera

(scroll down for english version)

“Currite, giuvinò! Ce stà ‘a pastiera!”
E’ nu sciore ca sboccia a primmavera,
e con inimitabile fragranza
soddisfa primm ‘o naso,e dopp’a panza.
Pasqua senza pastiera niente vale:
è ‘a Vigilia senz’albero ‘e Natale,
è comm ‘o Ferragosto senza sole.
Guagliò,chest’è ‘a pastiera.Chi ne vuole?
Ll’ ingrediente so’ buone e genuine:
ova,ricotta,zucchero e farina
(e’ oggranofiori
arricchisce e moltiplica i sapori).
‘E ttruove facilmente a tutte parte:
ma quanno i’ à fà l’imposto,ce vò ll’arte!
A Napule Partenope,’a sirena,
c’a pastiera faceva pranzo e cena.
Il suo grande segreto ‘o ssai qual’è?
Stu dolce pò ghì pure annanz’ o Rre.
E difatti ce jette. Alludo a quando
il grande Re Borbone Ferdinando
fece nu’ monumento alla pastiera,
perchè facette ridere ‘a mugliera.
Mò tiene voglia e ne pruvà na’ fetta?
Fattèlla: ccà ce stà pur’ a ricetta.

(dal sito ufficiale della pastiera)

Avrei dovuto regalarvi questa ricetta la settimana scorsa ma non ce l’ho fatta ed allora recupero in extremis immaginando che le festività pasquali si siano protratte ancora per un po’…

Quest’anno la protagonista della nostra tavola delle feste è stata lei…la pastiera. Ma non per mia scelta perché se non fosse stato per mia sorella, che fresca di compleanno mi ha supplicato di farle questo dolce, io sarei andata decisamente per una millefoglie o una cheesecake.

Il messaggio che ho trovato in Whatsapp recitava così…‘sono in un bar e mi sto gustando una pastiera fantastica…ma tipo…non te la potrei commissionare per pasqua o mio compleanno? Io l’adoro…con pochi canditi però…e non ho tempo per farla…questa qui è buonissima poco grano e tanta cannella’.

Ho cercato un po’ in rete alla ricerca della ricetta più vicina alle Sue richieste poi ho visto questa di PattiPatti ed ho preparato la lista della spesa. PattiPatti (Patrizia per l’anagrafe) l’ho conosciuta a Tuscania, è un vulcano di energia e simpatia ed orgogliosa testimone della cucina campana.

Patti…se la sono spazzolata tutta snobbando di brutto la colomba! Alla faccia del ‘sono pieno, non ce la faccio più!’…per fortuna ne ho fatta una grande, recapitata con la stessa attenzione con la quale avrei maneggiato un vaso di cristallo per non vederla sbriciolarsi in mille pezzi prima di raggiungere la casa di mia mamma…ed una piccina, che ha allietato le nostre colazioni pasquali (mi scusino i puristi della tradizione ma io la pizza di formaggio con salame e frittata la mattina non riesco proprio a mangiarla!!!).

Ho apportato però tre piccole varianti:

– non ho frullato il grano perché non sono riuscita a trovare il passaverdure…

– ho aggiunto la cannella tanto amata dalla sorellona…

– (qui chiedo davvero perdono) non ho messo l’acqua di fiori d’arancio perché dopo averla cercata ovunque ho rinunciato (e la fialetta con aroma di arancia sarebbe stato un insulto!)

A voi lascio comunque la ricetta fedele di PattiPatti!!!

Facendone una grande ed una piccina mi sono avanzate sia frolla che ripieno….la prima è in freezer e molto probabilmente si trasformerà presto in crostata, il ripieno è stato riciclato…e vi mostrerò come in una delle prossime ricette.

Vi lascio con qualche nota sulla storia di questo dolce…se invece, non satolli a sufficienza dei pranzi pasquali, vi è venuta voglia di farla siete autorizzati a passare direttamente più sotto…

Vi sono evidenze storiche che dimostrano che la pastiera, seppur in forma rudimentale, accompagnò le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, e che vedevano le sacerdotesse di Cerere portare in processione l’uovo, simbolo di una nuova vita. L’utilizzo del grano o del farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe invece derivare dal pane di farro onnipresente nelle nozze romane, conosciute anche con il  nome di “confarratio”. Un’ulteriore ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all’epoca di Costantino il Grande, che i catecumeni ricevevano nella notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.

La leggenda narra invece che 7 belle fanciulle portarono in dono alla sirena Partenope, grano, ricotta, uova, fiori d’arancio, farina, spezie e zucchero, per ringraziarla del canto soave che accompagnava i napoletani ogni primavera. La sirena depose questi doni ai piedi degli dei, che li impastarono, facendo nascere la pastiera. (grazie per questa nota a Paola)

La pastiera come la conosciamo oggi fu probabilmente inventata nel segreto di un monastero napoletano. Una suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell’arancio coltivati nel giardino del convento. Alla candida ricotta mescolò una manciata di grano, che sepolto nella terra germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, il cedro candito e le spezie arrivate dall’Asia.

È certo che le suore dell’antichissimo convento di San Gregorio Armeno fossero maestre nella complessa preparazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per poi distribuirle nelle mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.

Si racconta altresì che Maria Cristina di Savoia, figlia di Maria Teresa D’Austria, consorte del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati “la Regina che non sorride mai”, cedette alle insistenze del marito, famoso per la sua ghiottoneria, ed assaggiò una fetta di pastiera non potendo far a meno di sorridere. Si racconta inoltre che a questo punto il Re esclamò: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

pastiera di pattipatti (25)

PASTIERA NAPOLETANA DI PATTIPATTI (per due pastiere da 26 cm di diametro)

Frolla:

  • 500gr di farina
  • 180gr di burro
  • 400 gr di zucchero
  • 3 uova
  • i semini di 1/2 bacca di vaniglia
  • la scorza di 1/2 limone grattugiata
  • 1 pizzico di sale

Ripieno:

  • 500 gr di grano cotto
  • 500gr  di ricotta romana freschissima
  • 5  uova
  • 500gr di zucchero
  • 350gr di latte
  • la scorza di 1/2 limone
  • aroma fiori d’arancia
  • 100 gr di gocce di cioccolato
  • un cucchiaio di cannella in polvere (mia aggiunta)
  • 1 pezzetto di burro
  • 50 gr di canditi (per me solo arancio)
  • 1/2 stecca di vaniglia

Preparate la frolla sbriciolando il burro con la farina, aggiungete lo zucchero, i semini della vaniglia, la scorza del limone grattugiata e il pizzico di sale. Disponete questo composto a fontana sulla spianatoia e incorporate con una forchetta le uova al centro una per volta. Lavorate velocemente fino ad avere un panetto liscio e sodo. Copritelo con una pellicola e mettete in freezer.

Procedete con il ripieno: cuocete in un tegame antiaderente il grano, con il latte, la buccia del limone tagliata con il pelapatate, la stecca di vaniglia e una noce di burro, per 1 ora, facendo attenzione che non si attacchi al fondo (basta un attimo di distrazione). Farlo raffreddare, eliminare la vaniglia e le bucce del limone e passarlo con un passalegumi tutto, tranne un cucchiaio (come da tradizione di Patti). In un ciotolone, passare la ricotta al setaccio, aggiungere il composto di grano cotto, lo zucchero, le 5 uova sbattute, la cannella, l’aroma fiori  d’arancia, qualche goccia di anice, i canditi tritati con la mandolina piccolissimi e amalgamare bene il composto. Quando è pronto aggiungere il cioccolato e miscelare ancora un pò. Accendere il forno a 160°.

Togliere la frolla dal freezer, dividerla in due parti della stessa dimensione. Stendere il primo panetto ad una altezza di circa 2 cm e foderare uno stampo da pastiera (tipo quello per la cassata… altrimenti da crostata va benissimo, togliere gli eccessi on un coltello. Riempite con un mestolo con la farcia e con gli sfridi fare con la rotella dentata delle striscioline da applicare proprio come fosse una crostata. Ripetete la stessa operazione con la seconda teglia. Infornare per circa 1h e mezza.

La pastiera va lasciata per 3 giorni in dispensa affinché il ripieno di assesti e gli aromi si combinino.

pastiera di pattipatti (13)

NEOPOLITAN PASTIERA (makes 2 26 cm cakes)

Crust:

  • 500gr all purpose flour
  • 180gr butter
  • 400 gr sugar
  • 3 eggs
  • seeds from half a vanilla bean
  • grated rind from half a lemon
  • pinch of salt

Filling:

  • 500 gr grain
  • 500gr  ricotta cheese
  • 5  eggs
  • 500gr sugar
  • 350gr milk
  • rind from half a lemon
  • orange blossoms water
  • 100 gr chocolate chips
  • 1 tablespoon powdered cinnamon
  • 1 teaspoon butter
  • 50 gr candied fruits
  • 1/2 vanilla bean
  • anise liquer (optional)

Start making the pastry by crumbling the butter with the flour before adding the sugar, the vanilla seeds , the grated lemon rind and the pinch of salt. Transfer on a work surface and work the mixture with a fork adding in the center the eggs one at a time. Work quickly with your hands until you get a smooth and firm dough. Cover with foil and place in freezer.

Proceed with the stuffing. Place the grain in a nonsticking pan with milk, lemon rind, vanilla bean and a knob of butter and cook for 1 hour, making sure it does not stick to the bottom. Let it cool, remove the vanilla and lemon peels and smash with a potatomasher everything except a spoon. You might instead use pre-boiled grain skipping the above procedure. In a large bowl, skip the ricotta cheese through a sieve, add the grain mixture, sugar, 5 eggs (lightly beaten), orange blossoms water, a few drops of anise liquer, finely chopped candied fruits, chocolate chips and mix well.

Preheat the oven to 160 °.

Remove the pastry from the freezer, divide it into two parts of equal size. Roll out the first dough 2 cm height and line a round mold. Fill with the stuffing and using the scrap of dough make the typical tart stripes.

Repeat the same operation with the reserved dough. Bake for about 1 hour and a half.

You should wait 3 days before eating pastiera so that the filling settles and aromas combine.

pastiera di pattipatti (15)

Torta alle nocciole {con soli 3 ingredienti}

torta di nocciole senza farina (43)

(scroll down for english version)

Ho sempre sognato di fare la mamma. Di tre bambini.

Poi crescendo ho scoperto che le cose non sempre vanno come vorresti, che anche quella che sembra la cosa più scontata del mondo può trasformarsi in una ‘diversità’ ed allora piangi, ti disperi, cerchi conforto, arrivi ad avere nausea e vomito… e ti batte il cuore…. e ti salgono le lacrime agli occhi perché pensi di essere incinta. Ma non lo sei. Poi lotti, contro te stessa, contro i tuoi limiti, contro la natura che ti ha voluta ‘diversa’ e dopo 41 infinite settimane di pensieri, ansie e punture nel sedere abbracci il tuo cucciolo, ammiri i suoi piedini, le sue manine, …e piangi, piangi a dirotto dall’emozione.

Gli altri due bimbi non li avrò mai. Credo sia giusto prendere ciò che viene ed è per questo che ora che sono a casa mi godo la mia pulce ogni istante prima che cresca troppo in fretta…osservo ogni sua piccola scoperta…ascolto ogni nuova (buffa) espressione uscire dalla sua boccuccia…lo vedo crescere in altezza dall’orlo pantaloni che pian pianino si accorcia…o emulare i grandi camminando con le mani nelle tasche, infilando i suoi piedini cicciotti nelle scarpe giganti del babbo oppure caricando la lavatrice con i suoi peluche.

Mentre mi godo la pulce, mi riapproprio della mia cucina…quella gialla…che negli ultimi anni mi ha vista accendere forno e fornelli rarissime volte (perché quando si tornava a casa nelle Marche, un weekend sì ed uno no, si andava a mangiare dalla mamma o dalla suocera!).

La torta di oggi esce da questo benedetto forno che mi fa sempre tribolare perché ha il termostato sballato e cuoce talmente tanto sotto da avermi bruciato più di un biscotto, una crostata ed una filetta di pane. Ora che ho, bene o male, capito che c’è uno sbalzo di 20 gradi tra temperatura interna e termostato mi regolo di conseguenza….e butto un occhio oltre il vetro ogni 5 minuti.

torta di nocciole senza farina (23)

La frutta secca non manca mai nella mia dispensa ed una scorta generosa di nocciole mi ha convinta a provare questa famosa torta, vanto della cucina piemontese. Il libro dal quale l’ho tratta, riporta almeno 3-4 versioni diverse (è insomma sul genere della torta di mele…ogni famiglia ha la sua versione…chi mette la farina, chi no, chi mette il burro, chi lo evita come la peste, chi usa il lievito, chi si accontenta di una torta che non cresce)…io mi son fatta tentare da quella più semplice che prevede solo 3 ingredienti: nocciole tostate di alta qualità, uova freschissime e zucchero (per me di canna chiaro perchè quello semolato, se posso, lo evito).

Sembra di mangiare uno zabaione alle nocciole. Per me è stata estasi pura.

E’ un dolce particolarmente ‘carico’ pertanto a chi si aspetta più una torta da colazione o merenda consiglio la versione ‘alleggerita’ da farina, lievito e burro/olio che mi ripropongo di provare più avanti.

torta di nocciole senza farina (28)

TORTA ALLE NOCCIOLE SENZA FARINA (per uno stampo a cerniera da 16 cm)

adattata da ‘Ricette di osterie d’Italia – i dolci’ Edizioni Slow Food

  • 300 gr di nocciole tostate (la ricetta vorrebbe quelle della varietà tonda gentile delle Langhe, io non le ho trovate ed ho usato quelle Igp di Giffoni)
  • 3 uova
  • 150 di zucchero di canna chiaro (semolato nella ricetta originale)

Battete i tuorli con lo zucchero fino a quando diventano spumosi. Tritate finemente (io le ho lasciate leggermente più grossolane non avendo a disposizione il robot da cucina) le nocciole e montate gli albumi a neve ben ferma.

Preriscaldate il forno a 150° C.

Unite sia le nocciole che gli albumi alle uova mescolando delicatamente dall’alto verso il basso. Versate in una teglia imburrata (nel mio caso ricoperta di carta da forno) ed infornate in forno già caldo per un’ora circa.

Utilizzando uno stampo più grande del mio otterrete un dolce meno alto…ma altrettanto squisito!

torta di nocciole senza farina (7)

3-INGREDIENTS HAZELNUTS CAKE (using a 16 cm spring-form pan)

  • 300 gr roasted hazelnuts
  • 3 eggs
  • 150 gr white cane sugar (or granulated)

Beat the egg yolks until foamy. Chop finely the hazelnuts with the help of a blender (I did’t have one so I cut them coarsely with a knife). Beat the egg whites to stiff peaks.

Preheat the oven to 150° C. Butter the baking pan (you can rather line it with parchment paper).

Combine the hazelnuts and the egg whites with the egg and sugar mixture and stir gently from down to top. Pour into the baking pan and transfer into the oven. Cook for a hour.

Using a bigger pan you will get a thiner…but always scrumptious…cake!

***

Questa ricetta va ai nostri amici di Gluten Free Travel & Living per il  100% Gluten Free (Fri) day

100% Gluten Free (Fri)Day

Crescia sfojata con gelato di pane integrale per l’MtChallenge #36

crescia sfojata con gelato al pane integrale

(scroll down for english version)

L’ho scoperta 20 anni fa. Durante le prime incursioni in casa dell’allora mio fidanzato, poi divenuto marito. E non l’ho più abbandonata.

E’ il mio dolce, quello che mi rappresenta, quello al quale non potrei mai rinunciare.

E’ il dolce che mia suocera prepara in diverse occasioni di festa o anche solo per darci il benvenuto quando torniamo per qualche giorno nelle Marche. Dire che la sua crescia sfojata è speciale è poco. Io l’ho ammirata (prima di assaggiarla) per anni, le ho anche chiesto più volte la ricetta per poi, volutamente, dimenticarla. Per una questione di rispetto. Lei mi riempie sempre di complimenti, mi dice che preparo piatti che non saprebbe mai rifare…anche se non ci credo, ho sempre lasciato che questo dolce restasse il suo anche perché non ne ho mai assaggiato uno così buono.

Lei lo cuoce rigorosamente nel forno a legna…e questo fa la differenza…la pasta si biscotta e diventa di un bel colore brunito.

Lei usa le mele di casa. Sono frutti di almeno 5/6 diverse qualità, tra le quali prevale la mela rosa dei Monti Sibillini. Non vi sto neanche a raccontare il loro profumo. Quest’anno purtroppo il raccolto è stato modesto (in campagna si prende quello che viene) tantoché mi son dovuta accontentare delle mele Renette trovate al supermercato biologico.

Lei usa le noci dell’albero che è in giardino. Dimenticatevi quelle lucide e giganti della California che troneggiano nei negozi; queste son brutte e raggrinzite ma sono a km zero, raccolte a novembre e lasciate asciugare tutto l’inverno in una cassetta forata riposta in garage.

Lei usa la farina e l’olio extravergine di casa per fare la pasta, conosciuta nelle Marche con il nome di crescia. Lei fa tutto ad occhio…versa la farina poi l’olio ed infine l’acqua che serve ad amalgamare tutti gli ingredienti. Lei ne cuoce 6-7 per volta, grosse ciascuna il doppio della mia, perché quando si accende il forno a legna bisogna riempirlo (e si mantiene caldo per cucinare fino al giorno successivo). E che ve ne fate di tutto quel ben di dio? Un paio di cresce ce le mangiamo fresche tra colazione e merenda, un altro paio prendono la via di casa di amici o dei miei genitori, le altre vengono messe nel congelatore.

Lei non aggiunge marmellata né fichi secchi, né canditi nel ripieno ma non rinuncia ad una generosa spolverata di cannella.

crescia sfojata con gelato al pane integraleQuando ho letto che la sfida di questo mese dell’MtChallenge, lanciata da Mari di Lasagna Pazza, sarebbe stato lo strudel ho avuto un palpito al cuore e solo dopo diversi ripensamenti ho deciso che sarebbe arrivata la volta della mia crescia sfojata.

Strudel MTC

Sapevo in partenza di non poter competere con quello della suocera; però ho fatto del mio meglio per riprodurlo il più fedelmente possibile. L’unica variazione che ho apportato è stata quella di utilizzare al posto dell’uvetta sultanina il Moscato della nostra vigna, appeso dopo la vendemmia ed appassito su un trave della cantina per tutti questi mesi e da me riesumato durante l’ultima incursione in terra marchigiana. Per rinvenirlo ho usato del succo di mela biologico al posto del classico brandy/rum.

Sono però rimasta fedele alla sua forma. Mia suocera invece di arrotolare tutta la sfoglia su se stessa (per evitare di formare un salamone), arrotola separatamente i due estremi per poi ricongiungerli al centro.

Prevedendo la sfida (che scade stasera alle 24…pertanto pubblico sul fotofinish!)l’inserimento di una salsa di accompagnamento ho cercato qualcosa di semplice, che non alterasse l’equilibrio del ripieno dello strudel ma che conferisse allo stesso tempo  un po’ di morbidezza e di cremosità in bocca. Ho scelto un ‘gelato’ di panna farcito con mollica di pane integrale biscottata in forno con zucchero di canna grezzo.

crescia sfojata con gelato al pane integrale

Anche se la mia crescia è ancora lontana secoli dalla sua, sono contenta sia perché uomo grande ed uomo piccolo hanno molto apprezzato, sia perché vi ho fatto conoscere un altro pezzo della mia straordinaria terra.

CRESCIA SFOJATA CON GELATO DI PANE INTEGRALE (per 5/6 persone)

per lo strudel (ricetta di Mari):

  • 150 gr di farina 00
  • 100 gr di acqua calda
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • un pizzico di sale

per il ripieno:

  • 2 mele Renette (circa 400 gr)
  • 15 noci
  • un grappolo di Moscato appassito (in alternativa 60-70 gr di uvetta sultanina)
  • 150 ml di succo di mele bio (in alternativa rum/brandy/sherry)
  • due cucchiai di zucchero di canna
  • un cucchiaio abbondante di cannella in polvere
  • scorza grattugiata di un limone bio

per il gelato (da Gelati edito da Gribaudo-Parragon):

  • 250 ml di panna fresca
  • 50 gr di mollica di pane integrale
  • 30 gr di zucchero a velo
  • 30 gr di zucchero di canna grezzo
  • 1/2 cucchiaino di essenza di vaniglia
  • 1 cucchiaino di rum/brandy/sherry (omesso)

Preparate l’impasto per la sfoglia (seguendo le istruzioni di Mari)

Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora.

Preparate il ripieno.

Riscaldate il succo di mele e versatelo in una ciotola dove avrete messo l’uvetta. Lasciate ammorbidire per una ventina di minuti.

Lavate sotto l’acqua corrente le mele, sbucciatele, toglietene il torsolo, tagliatele a fettine sottili. Mettete le fettine di mela in un recipiente, aggiungete lo zucchero di canna, le noci tritate grossolanamente, l’uva scolata e ben strizzata, la cannella e la scorza del limone.

Riscaldate il forno a 200° C (modalità statica).

Stendete la sfoglia.

Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinatela leggermente, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia (dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato). Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.

Disponete sulla sfoglia il ripieno avendo cura di lasciare liberi 2 cm dal bordo.

Aiutandovi con la tovaglia sollevate la sfoglia ed iniziate a rotolarla su se stessa. Fatti un paio di giri, ripiegate verso l’interno anche i due lembi esterni e continuate ad arrotolare fino alla fine (io ho seguito la procedura di mia suocera che è solita arrotolare i due lati opposti verso il centro invece di fare un unico rotolo).

Trasferite delicatamente la sfoglia su una teglia ricoperta di carta da forno, spennellatela con burro fuso ed infornate. Cuocete per 30-40 minuti fino a quando la sfoglia risulterà dorata.

Preparate il gelato.

Preriscaldate il forno a 200° C.

Sbriciolate la mollica, mescolatela con lo zucchero di canna e disponetela su una teglia ricoperta di carta da forno. Fate cuocere per 10-15 minuti fino a quando la mollica comincerà a dorare e lo zucchero a caramellate. Estraete dal forno e fate raffreddare.

In una ciotola montate la panna a neve ferma quindi aggiungete lo zucchero a velo e l’essenza di vaniglia.

Trasferite la panna nella gelatiera per una mezz’ora, unendo 10 minuti prima del termine la mollica tostata con lo zucchero. In alternativa, fate congelare la panna in un apposito contenitore per 1-2 ore dopodiché estraete dal freezer e mescolate con  un forchetta. Rimettete in congelatore per un’altra ora e ripetete fino ad ottenere la consistenza desiderata.

Tagliate lo strudel e servite con una pallina di gelato.

crescia sfojata con gelato al pane integrale

CRESCIA SFOJATA WITH WHOLE GRAIN BREADCRUMBS ICE CREAM (serving 5/6)

for the crust (recipe by Mari):

•  150 gr strong flour
•  100 gr hot water
•  1 tablespoon extravirgin olive oil
•  a pinch of salt

for the filling:
•  2 renette apples (about 400g)
•  15 walnuts
•  a bunch of homedried Moscato grape (alternatively 60-70 gr raisins or sultanas)
•  150 ml of organic apple juice (or rum / brandy / sherry)
•  2 tablespoons  brown sugar
•  1 tablespoon ground cinnamon
•  grated rind of one organic lemon

for the ice cream:
•  250 ml fresh cream
•  50 grams of whole-grain bread
•  30 grams powdered sugar
•  30 grams brown sugar
•  1/2 tsp vanilla extract
•  1 teaspoon of rum / brandy / sherry (optional)

Preparing the dough.
Heat the water (be careful because it does not have to be boiling). Sift the flour into a bowl, add the salt and the oil and pour in gradually the hot water. Stir. When the flour has absorbed all the water, remove the dough from the bowl and begin to knead with your hands on a work surface for a couple of minutes, until the dough turns out soft and slightly sticky. Leave the dough to rest, covered with a damp cloth or foil, for about half an hour.

Preparing the filling.

Heat the apple juice and pour into a bowl where you put the raisins. Let soften for about twenty minutes.

Wash apples under running water, peel, remove the core and cut into thin slices. Put the apple slices in a bowl, add the brown sugar, the walnuts (stoned and coarsely chopped), the raisins well drained, the cinnamon and lemon rind.

Preheat the oven to 180 ° C (static mode).

Rolling out the dough.

Put a clean cloth (preferably washed with soap and rinsed well), linen or cotton, on a table. Flour it lightly, take the dough and begin to flatten it with your hands, then with the aid of a rolling pin. When the dough begins to be thin enough set aside the rolling pin, lift the dough from the table, helping with your hands and, holding it with your knuckles, begin to pull it out by turning it occasionally and making sure that it does not break. The dough should be almost transparent. Place it again on the tablecloth (you should have gotten a sheet of about fifty square centimeters per side). Since the edges are usually thicker, pass with the fingers along the ends of the pastry gently pulling the dough to flatten.

Arrange the filling on the pastry, taking care to leave free 2 cm from each edge.

Helping you with the tablecloth, rais the dough and begin to roll it on itself. Taken a couple of laps, fold inward also the two outer flaps and continue to roll until the end (my mother-in-law rolls two opposite sides toward the center).

Gently transfer the dough on a baking sheet covered with parchment paper, brush with melted butter and bake for 30-40 minutes until the pastry turns golden brown.

Making ice cream.

Preheat the oven to 200 ° C.

Crumble the bread, mix it with brown sugar and arrange on a baking sheet covered with parchment paper. Cook for 10-15 minutes until the crumbs begin to brown and sugar starts caramelizing. Remove immediately from the oven and let cool.

In a bowl, whip the cream until slightly stiff, then add the icing sugar and the vanilla extract.

Transfer the cream into ice cream-machine for half an hour, adding during the last 10 minutes the toasted breadcrumbs. Alternatively, freeze the cream in an freeze-suitable container for 1-2 hours then remove and stir with a fork. Put again in the freezer for another hour and repeat until you get the desired consistency.

Cut the strudel and serve with a scoop of ice cream.

Zebra cake {alias il ciambellone variegato al cacao ed extravergine}

zebra cake

(scroll down for english version)

Bello è stato risvegliarsi per un’intera settimana tra le cime innevate con vassoi traboccanti di croissants, plumcake che sanno di burro, tortine di ricotta e crostate di ogni tipo.

Poi però arriva il momento nel quale non ne puoi più di sbuffi di zucchero a velo e di canditi scartati e vorresti risvegliarti nella tua casetta, fare colazione nella tua cucina con la tua tazza ed assaporare il tuo dolce, quello con pochi fronzoli ma con ingredienti buoni e genuini.

Quello che vi presento oggi impazza nel web da un po’ ed altro non è se non una torta variegata al cacao con una particolare ma semplicissima tecnica di ‘assemblaggio’ che rende unico il risultato finale. Come sempre nei casi di ricette seriali ne esistono già decine di versioni. Io vi presento la mia, adattata nel corso di 4-5 diversi esperimenti e che prevede l’utilizzo di olio extravergine di oliva al posto del classico olio di mais.

zebra cake

Essendomi trovata senza teglie rotonde questa volta ho dovuto ripiegare su uno stampo quadrato; se però voi dovreste utilizzarne uno rotondo da 24cm vi consiglio di moltiplicare le quantità per 1,25 ed aumentare di un uovo.

Per una versione ancora più leggera e priva di latticini, ma dal risultato altrettanto goloso, vi consiglio invece di seguire la ricetta del ciambellone all’acqua.

zebra cake

Visto che siamo prossimi alla festività di San Valentino ho pensato di decorare la mia tortina creando un cuoricino con la punta di uno stuzzicadenti…..in modo da poterne donare un pezzettino alla persona amata. Io ho diviso in due il quadrotto, metà al babbo, metà alla piccola pulce.

A casa mia questo dolce dura davvero poco soprattutto durante il weekend quando ci piace fare merenda insieme; se voi foste più brave di me nel nasconderla sappiate che coperta con della pellicola si mantiene soffice per diversi giorni.

ZEBRA CAKE ALL’OLIO EXTRAVERGINE (per una teglia da cm24x24)

  • 3 uova medie (delle mie gallinelle)
  • 180 gr di zucchero di canna
  • 150 gr di olio extravergine di oliva (di casa mia)
  • 200 ml di latte (per me fresco intero)
  • 250 gr di farina 00 biologica
  • una bustina di lievito per dolci
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia (o i semini di mezza bacca)
  • un pizzico di sale
  • 3 cucchiai di cacao amaro in polvere
  • zucchero a velo (facoltativo)

In una ciotola sbattete con le fruste le uova con lo zucchero fino a quando diventeranno leggermente spumose.

Aggiungete gradualmente il latte quindi l’olio ed amalgamate con una spatola.

Unite la farina setacciata con il lievito, la vaniglia, il sale e mescolate.

A questo punto pesate l’impasto (che non dovrà risultare troppo liquido pena la riuscita dell’effetto zebrato) e dividetelo in due parti uguali. Unite ad una delle due metà il cacao e mescolate energicamente con una frusta per eliminare eventuali grumi.

Preriscaldate il forno a 180°C/356° F.

Oliate (o imburrate) ed infarinate leggermente il vostro stampo ed iniziate versando due cucchiai dell’impasto bianco al centro. Proseguite versando due cucchiai dell’impasto al cacao al centro del precedente. Proseguite in questo modo, creando dei cerchi concentrici, fino ad esaurimento dei due composti.

Cuocete per 35-40 minuti in modalità statica (fate la prova stecchino per verificarne la cottura).

Fate raffreddare e tagliate a fettine o quadrotti prima di servire.

Spolverate se vi piace con zucchero a velo.

zebra cake

EXTRAVIRGIN ZEBRA CAKE (makes a 24×24 cm cake)

  • 3 medium eggs (freshly collected from my hens)
  • 180 gr cane sugar
  • 150 gr extravirgin olive oil (from my olive trees)
  • 200 ml fresh whole milk
  • 250 gr organic plain flour
  • 16 gr baking powder
  • 1 teaspoon vanilla extract (or seeds from half a vanilla bean)
  • pinch of salt
  • 3 tablespoons unsweetened cocoa powder
  • powdered sugar for dusting (optional)

In a bowl beat the eggs with the sugar.

Add gradually the milk then the oil, mixing with a spatula.

Pour in the flour previously sifted with baking powder, the vanilla extract (or seeds) and the salt and stir.

At this point, weigh the dough and divide into two equal parts. Add the cocoa powder to one of these halves and stir vigorously with a whisk to avoid forming lumps.

Preheat the oven to 180 ° C/356° F.

Oil (or butter) and lightly flour your mold and start pouring two tablespoons of the plain mixture in the center. Continue pouring two tablespoons of the cocoa dough in the middle of the plain batter. Go on this way, creating concentric circles, until the two compounds end.

Bake for 35-40 minutes in static mode (do no forget the toothpick test to check cooking) .

Let cool and cut into slices or squares before serving.

Sprinkle with powdered sugar if you like.